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La mia prima volta alle Giornate Mondiali Guzzi

Partire da solo, in moto, alle 4.00 del mattino, per affrontare un viaggio di 870 km tutti d’un fiato? Un’esperienza unica….

Finalmente, dopo tante ricerche e tanta attesa, ero finalmente riuscito a trovare la Guzzi  che cercavo, “Il California “ una splendida 850 T3 California prima serie, con ruote a raggi del 1976. Un sogno!

Ed è stato il punto di partenza di una storia che dura ormai da 16 anni. E fu in quello stesso anno che partecipai per la prima volta al Raduno Internazionale Moto Guzzi (all’epoca si chiamava ancora così) a Mandello del Lario , sede dello storico ed unico stabilimento Moto Guzzi.

Mandello 2001- (4)_thO

Raduno Internazionale Moto Guzzi 80° Anniversario – Mandello del Lario – 2001

Quell’edizione è stata per me indimenticabile, ho sempre partecipato a  tutte quelle successive, ma quell’anno fu magico. Infatti era il 2001 ed era l’anno in cui ricorreva l’80° Anniversario della fondazione.  “1921-2001  80 anni di storia” così recitava lo slogan dell’evento che campeggiava ovunque,  e che solo a rileggerlo mi da ancora i brividi….

Ma andiamo per ordine. Partenza alle 4.00 del mattino, da solo, con una moto di 25 anni. Ovviamente   prima di partire il rituale d’officina, quindi tagliando controlli e quant’altro, dall’amico di sempre, il “geriatra” delle nostre moto, il mitico Mario Vassallo. Notte quasi insonne, per preparare tutto, l’attrezzatura antiacqua, qualche attrezzo per piccole riparazioni, e soprattutto la tenda e le suppellettili da campeggio, perchè avevo letto ed avevo visto anche da alcune foto del raduno per il 75° anniversario, che c’era la possibilità di accamparsi liberamente lungo la riva del Lago. E Poi ad accrescere la mia insonnia, c’era ovviamente l’adrenalina. Il viaggio fu solitario fino a Roma, quando da un imbocco, spuntarono due Guzzi un 1000 SP III ed un Guzzi Trentacinque,  mi affiancai e facemmo un tratto di strada insieme, finoa Firenze, quando ci fermammo in un area di servizio. Lì ci conoscemmo e seppi che si trattava di un padre con il proprio figlio, che tornavano a Mandello  per la seconda volta, con la differenza che la prima volta  il figlio aveva poco più di 16 anni e faceva il passeggero sulla moto con il padre, mentre la seconda volta aveva il suo 350 e viaggiava al seguito. Viaggiammo insieme fino a Modena, quando  purtroppo la mia moto dopo un rifornimento ebbe un problema tecnico: mi si spezzo letteralmente il perno di sostegno del bilancino del cambio. Risultato? Non riuscivo più ad inserire le marce perché il pedale andava a vuoto. Mi fermai in una piazzola d’emergenza e cominciai a darmi da fare per risolvere il problema, ma nel frattempo i miei compagni di viaggio, che erano più avanti di me, non potendo tornare indietro, proseguirono, lasciandomi solo.

Mandello 2001- (3)_thOAnalizzando il tipo di movimento che avrebbe dovuto fare la leva, riuscì dopo poco a trovare una soluzione. Presi le pinze che avevo a bordo e tagliai un pezzo di fil di ferro da una recinzione dell’autostrada e creai un uncino con cui tirare su la levetta che inserisce le marce. Non era facilissimo, ma almeno riuscivo ad inserire le marce e camminare, il problema nasceva per scalare le marce. Ma la cosa pìù difficile era che dovendo utilizzare la mano destra per tirare questo laccio di ferro, mi trovavo a doiver acelerare, tirare la frizione, lasciare l’acceleratore con la mano destra tirare su la marcia e riacelerare subito… un’acrobazia bella e buona!
Mentre ero alle prese con questo esperimento scientifico, si fermò un altro guzzista che mi aveva visto in difficoltà e mi feceMandello 2001- (2)_thO compagnia fino a Mandello , anche se dovemmo prima fare una tappa nella prima officina aperta lungo la strada, cosa non facile dal momento che era sabato pomeriggio e pioveva a dirotto, ma io non riuscivo più a fare l’equilibrista con il cambio, perché nel traffico era impossibile fare tutti quei giochetti.  E fu così che a Lecco trovammo l’unica officina aperta, dove un meccanico non troppo giovane, ma molto gentile e dotato di immensa pazienza si mise al tornio e mi ricostruì un perno ex novo, poiché il passo era particolare e necessitava di altre modifiche.

Si riparte, ormai mancava poco, e comunque il problema tecnico, non aveva ridotto la mia adrenalina, anzi cresceva sempre di più, soprattutto con l’avvicinarsi alla meta. Sì perché forse la cosa più bella ed emozionante di andare alle GMG è l’arrivo sul lago, iniziare a percorrere la statale che porta a Mandello,  incontrare Moto di ogni genere, Guzzi ovviamente,  e provenienti da tutto il mondo, che ti lampeggiano e ti salutano con il cenno convenzionale dei motociclisti. Poi superate le ultime gallerie, inizi a vedere striscioni  rossi con la scritta ed il marchio moto Guzzi ovunque, ogni balcone, negozio, ponte, riportava quelle insegne. E poi moto guzzi parcheggiate davanti ad ogni hotel, bar, locanda e ai lati della strada, finchè arrivi al fatidico incrocio con a sinistra sul lago la Canottieri Moto Guzzi, ed a destra la freccia che indica la strada per lo stabilimento.

Mandello 2001- (5)_thOEd eccolo, maestoso , imponente, di un colore giallo scuro che riporta tutti i segni del tempo, con un grosso arco gonfiabile rosso che incornicia il grosso cancello con l’aquila dorata.

Ce l’avevo fatta, ero  riuscito nell’impresa, nonostante la distanza e i problemi tecnici e le avverse condizioni meteo, mi trovavo nel luogo dove era nata la mia moto, quel luogo che aveva vissuto i suoi primi 80 anni di storia.  E c’erano 11.000 persone per festeggiare quest’evento.

Parcheggiata la moto e posata l’attrezzatura antiacqua, mi precipitai in fabbrica per fare l’iscrizione,  ritirare il sacchetto con i gadgets, che quell’anno fu il più ricco in assoluto. Si perché all’interno c’era una t-shirt commemorativa, che riportava una foto dell’arrivo in parata della 350 con tre Guzzi ai primi posti,  risalente agli anni 50. La stessa grafica era riportata sul pass per accedere alla fabbrica e sulla busta, che conteneva anche altri gadget degli sponsor. Ma la chicca era un plico in cartone, con l’aquila riportataMandello 2001- (45)_thO sopra, che conteneva una copia della lettera del 1921 nella quale Parodi padre, dava il consenso per la creazione della nuova società Guzzi – Parodi , una lettera del Presidente Ivano Beggio che esaltava l’80° anniversario, ed una copia del  lucido del progetto della 8 Cilindri.

Espletate queste formalità mi affrettai al parco pubblico sulla riva del lago, per trovare un posto dove piantare la tenda. Ormai era buio e riuscii a trovare un po’ di spazio nelle vicinanze del Palco e tra le tende di un gruppo di guzzisti francesi.

La sera  passò in piazza mercato, dove il gruppo dei volontari degli Alpini, aveva attrezzato un punto ristoro per le migliaia di persone, con delle tavolate di 10 metri ciascuna dove sedevano “amici” di ogni nazionalità, che non si erano mai visti prima , ma accomunati dalla stessa passione.

Mandello 2001- (10)_thOLa mattina seguente nonostante la stanchezza del giorno prima, mi svegliai molto presto per correre su in fabbrica. Mi aspettava la visita al Museo, alla catena di montaggio ed alla Galleria del Vento.

Appena entrato il giro prevedeva come prima tappa il Museo, che si trova al primo piano dell’edificio che affaccia sulla strada davanti alla fabbrica. Come finirono le scale trovai un tavolo con un grosso libro dove tutti lasciavano un pensiero ed una firma, e quindi vi lasciai anche il mio di contributo.  Ovviamente il museo non era come appare oggi, all’epoca sapeva più di deposito, anche malconcio. Le moto erano poche, non tutte in perfette condizioni, e soprattutto la struttura era piuttosto fatiscente, solo dopo qualche anno di cura Beggio, si cominciò a vedere qualche cambiamento, e per l’esattezza nel 2005 ci fu la vera e propria svolta, quando cioè ci fu un vero e propriop restyling, furono recuperate e restaurate tante altre moto, furono creati dei pannelli con delle grafiche molto accattivanti, che riportavano scene e piloti del glorioso periodo delle corse. Tornando alla visita di allora, il giro si concluse con la teca in vetro dove ancora oggi viene custodita la G.P. ovvero Guzzi-Parodi, la prima moto costruita a mano da Carlo Guzzi insieme a fabbro di Mandello.

Mandello 2001- (30)_thOUscito dal museo, la visita prevedeva la visita alla nuova catena di montaggio, passando per  il reparto dove avveniva la rifinitura dei cilindri e di altre parti del motore. Arrivati nell’ultimo fabbricato dov’era l’assemblaggio delle moto, una cosa catturò subito la mia attenzione, un grande pannello vicino alla zona collaudo, dove proiettavano a ripetizione, un filmato che ripercorreva la storia della Moto Guzzi attraverso le immagini e i video dell’Istituto Luce, attraverso vecchi spot televisivi o cinematografici, o con le immagini di vecchie corse, fino ad arrivare ai giorni nostri e quindi al passaggio alla gestione Beggio, il tutto con la dovuta colonna sonora, che rendava il tutto ancora più emozionante. E la cosa più bella erano le persone, me compreso, che assistevano a questa proiezione,  con gli occhi lucidi, e sognanti.

Da lì andammo poi alla galleria del vento, per ammirare questo portento della tecnologia risalente agli anni 50, unica al mondo per quell’epoca e non solo, dove veniva studiata l’aerodinamica delle moto e delle carene che venivano utilizzate anche nelle corse.

Finita la visita allo stabilimento scesi giù in Piazza Mercato dov’era allestito il palco, per assistere alle premiazioni, e con molto stupore mi ritrovai ad essere premiato anch’io in mezzo a guzzisti provenienti dalla Germania, Olanda, Francia, Finlandia, America ed addirittura Australia e Giappone.

Mandello 2001- (51)_thOUn’altra emozione  che presto si trasformo in brivido fu vedere l’esibizione della pattuglia acrobatica dei motociclisti della Polizia Stradale. Si perché dopo alcune evoluzioni spettacolari, purtroppo durante un numero che prevedeva una moto che camminava da sola ed un motociclista in equilibrio su una scala di 2 metri, la moto perse il controlo e finì tra la folla, per fortuna senza gravi conseguenze per nessuno, ma da allora non abbiamo più visto quell’esibizione…

Il tempo di smontare la tenda, di caricare la moto, di sistemare in bella mostra la coppa vinta e ripartii  per tornare a casa a poco più di 24 ore dal mio arrivo. Fu un viaggio quello di ritorno molto lungo poiché si svolse quasi tutto di notte, con pioggia, nebbia ma soprattutto con molta più stanchezza, per questo motivo le soste furono molte di più e più lunghe, addirittura ricordo che entrato in un’area di servizio  nei pressi di Roma, fermai la moto davanti all’Autogrill, la misi sul cavalletto centrale e senza scendere né togliere il casco, mi distesi sulla moto con la testa poggiata sul bauletto e mi addormentai. Dopo circa 13 ore di viaggio giunsi a casa, stanco, distrutto ma più che soddisfatto , e nonostante tutto,  pronto a ripartire anche il giorno dopo per rivivere la stessa esperienza, che finora resta la più bella ed indimenticabile della mia vita da motociclista.

Marco Vitale

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